Successioni · Italia

La pensione italiana del defunto: ratei e trattamenti per i familiari all'estero

Ratei maturati e non riscossi e pensione ai superstiti: cosa spetta ai familiari residenti all'estero e come presentare domanda dall'Argentina via ANSES.

Alla morte di chi percepiva una pensione italiana, i familiari possono avere diritto a due prestazioni distinte. La prima sono i ratei maturati e non riscossi: le quote di pensione già maturate fino al decesso che il titolare non ha fatto in tempo a incassare. La seconda è la pensione ai superstiti, nelle due forme della reversibilità e della pensione indiretta. Sono istituti diversi, con beneficiari e regole propri, e possono essere gestiti anche dall’estero, senza viaggiare. La distinzione conta soprattutto per le famiglie divise tra Italia e Argentina, ed è decisiva se Lei sta ancora valutando cosa fare dell’eredità.

Due prestazioni distinte, due logiche diverse

I ratei maturati e non riscossi sono un credito ereditario. L’INPS (Istituto Nazionale della Previdenza Sociale) lo chiarisce nella scheda sulla liquidazione di quote di pensione agli eredi: le quote maturate e non riscosse in vita dal pensionato entrano nell’asse ereditario e si trasmettono agli eredi secondo la disciplina comune del diritto civile. Si riscuotono in qualità di erede, non in quanto coniuge o figlio del defunto.

La pensione ai superstiti è invece una prestazione previdenziale autonoma. Non fa parte dell’eredità: la legge la attribuisce direttamente a determinati familiari, con percentuali e requisiti propri. Le due prestazioni seguono quindi strade separate: una passa per la successione, l’altra no.

La distinzione ha conseguenze concrete. Cambiano i beneficiari, cambiano gli importi e cambia l’iter della domanda. E la scelta di accettare o rinunciare all’eredità incide su una prestazione, ma non sull’altra.

Ratei maturati e non riscossi: un credito che entra nell’eredità

Secondo l’INPS, il rateo è la somma delle rate o quote di pensione non riscosse dal titolare al momento della cessazione della pensione. Comprende, ad esempio, la quota parte dell’ultimo mese e la quota di tredicesima maturata fino alla data del decesso.

L’Istituto li paga secondo un ordine preciso: al coniuge superstite; in mancanza del coniuge, ai figli viventi al momento della morte; in mancanza di coniuge e figli, agli altri eredi legittimi o testamentari. La conseguenza è rilevante per le famiglie con parenti lontani o con un testamento: un fratello, un nipote o un erede testamentario senza alcun diritto alla reversibilità può comunque riscuotere i ratei. È sufficiente la qualità di erede.

Esiste inoltre un meccanismo d’ufficio che conviene conoscere. Quando il coniuge superstite o un figlio minore presenta domanda di reversibilità, l’INPS liquida d’ufficio anche i ratei maturati, senza una domanda separata. Se però un altro erede presenta prima una domanda specifica di ratei, il pagamento d’ufficio si blocca: le somme vengono ripartite tra tutti gli eredi che ne hanno fatto richiesta, ciascuno per la propria quota. Negli altri casi la domanda si presenta online all’INPS tramite il servizio dedicato, oppure attraverso un patronato — presente anche in Argentina.

Se sta valutando la rinuncia, non chieda i ratei

Qui emerge il punto più delicato, e il più trascurato. I ratei sono un credito del defunto: chiederne la liquidazione e incassarli è un atto che solo un erede ha diritto di compiere. Come spieghiamo nella guida su rinuncia, accettazione e beneficio d’inventario dall’estero, riscuotere un credito del defunto può valere come accettazione tacita dell’eredità. E chi ha accettato tacitamente perde la possibilità di rinunciare o di avvalersi del beneficio d’inventario.

La regola pratica è semplice. Se il patrimonio del defunto potrebbe contenere debiti e Lei non ha ancora definito la Sua posizione, non chieda i ratei e non incassi somme della pensione. Prima si decide se accettare, come e con quali tutele; solo dopo, in caso di accettazione, si reclamano i crediti. Ordinare la sequenza con assistenza evita di perdere opzioni per una pratica apparentemente innocua.

La pensione ai superstiti, al contrario, resta fuori da questo problema: non è eredità, e domandarla non implica accettare nulla. Distinguere bene i due istituti è il primo passo dell’analisi di ogni caso.

La pensione ai superstiti: reversibilità e indiretta

La scheda INPS sulla pensione ai superstiti distingue due varianti. Si parla di reversibilità quando il defunto era già pensionato: ai familiari spetta una quota percentuale della pensione che percepiva. Si parla di pensione indiretta quando il defunto non era ancora pensionato ma risultava assicurato: occorrono 15 anni di anzianità assicurativa e contributiva, oppure 5 anni, di cui almeno 3 nel quinquennio precedente il decesso.

I beneficiari sono definiti dalla legge, non dal testamento. Il coniuge o la parte dell’unione civile, incluso il coniuge separato; il divorziato solo a condizioni precise, tra cui la titolarità dell’assegno di divorzio e l’assenza di nuove nozze. I figli minorenni; gli studenti a carico, fino a 21 anni per scuola o formazione professionale e fino a 26 per l’università, nei limiti della durata legale del corso; i figli inabili al lavoro a carico del genitore, senza limiti di età. In mancanza di coniuge e figli possono accedere i genitori che abbiano compiuto 65 anni e, in loro assenza, i fratelli e le sorelle inabili a carico, purché non titolari di pensione.

Le aliquote sulla pensione del dante causa sono queste:

  • coniuge solo: 60%
  • coniuge e un figlio: 80%
  • coniuge e due o più figli: 100%
  • un figlio solo: 70%; due figli: 80%; tre o più figli: 100%

La pensione decorre dal primo giorno del mese successivo al decesso. Due dettagli completano il quadro. Il coniuge che passa a nuove nozze perde il diritto, ma riceve per una sola volta un assegno pari a due annualità della propria quota. E per coniuge, genitori, fratelli e sorelle l’importo si riduce se i redditi personali superano i limiti della tabella F della legge 335/1995; la riduzione non si applica se nel nucleo vi sono figli minori, studenti o inabili.

La Convenzione di sicurezza sociale Italia–Argentina

E se il defunto non raggiungeva i requisiti con i soli contributi italiani? Interviene la Convenzione bilaterale di sicurezza sociale tra Italia e Argentina, firmata a Buenos Aires il 3 novembre 1981, ratificata con la legge 18 gennaio 1983, n. 32 e in vigore dal 1° gennaio 1984. Secondo la scheda INPS sulla Convenzione, essa si applica ai lavoratori e ai loro familiari e superstiti, indipendentemente dalla cittadinanza, che possano far valere periodi assicurativi in Italia e in Argentina. Sul versante italiano copre, tra l’altro, i regimi per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti.

Il meccanismo centrale è la totalizzazione: i periodi contributivi maturati nei due Paesi si sommano per perfezionare il diritto alla prestazione. Per totalizzare occorre un minimo di 52 settimane di contribuzione; i periodi inferiori accumulati in uno Stato sono comunque considerati dall’altro, sia per il diritto sia per l’importo. In pratica, gli anni di contributi argentini del defunto possono completare i requisiti della pensione indiretta italiana in favore dei familiari.

Chi risiede in Argentina non presenta la domanda direttamente in Italia. La deposita presso l’ANSES (Administración Nacional de la Seguridad Social), quale istituzione del luogo di residenza, che la trasmette con i formulari dell’accordo al polo INPS specializzato: la Direzione provinciale di Venezia. I patronati italiani presenti in Argentina e gli uffici consolari assistono gratuitamente nella pratica.

Come si riscuote una pensione italiana in Argentina

L’INPS paga pensioni in circa 160 Stati. Dal 1° febbraio 2012 la gestione dei pagamenti all’estero è affidata a Citibank N.A., la banca individuata dall’Istituto con gara europea. In Argentina la prima rata viene localizzata presso uno sportello del Banco Macro: il beneficiario deve registrarsi lì al momento della riscossione, e può poi chiedere l’accredito su conto corrente, presso quella banca o un’altra.

Una volta l’anno Citibank verifica l’esistenza in vita dei pensionati che riscuotono fuori dall’Italia. L’attestazione porta la firma del beneficiario convalidata da un patronato, da un ufficio consolare o da un’autorità locale abilitata. Per il familiare che percepisce la reversibilità dall’Argentina questo controllo annuale diventa parte della routine: conviene restituire i moduli nei termini per evitare sospensioni del pagamento.

Un’avvertenza pratica. Al decesso del titolare conviene comunicare subito l’evento, per fermare accrediti successivi non dovuti. E se la pensione era accreditata su un conto italiano, quel conto si blocca con la morte del titolare: il tema è trattato nella guida sui conti correnti del defunto in Italia.

Come coordiniamo la pratica da Rosario

La domanda previdenziale passa per l’ANSES e per i patronati, che la seguono senza costi. Il nostro lavoro da Rosario è un altro: ordinare l’insieme. Distinguere ciò che è eredità da ciò che non lo è; definire la sequenza tra rinuncia o accettazione e richiesta dei ratei; raccogliere gli atti e le procure che l’Italia richiede; coordinare i professionisti italiani quando la successione comprende beni in Italia. La pensione è di solito un tassello di un quadro più ampio, con una casa, un conto o una successione aperta in due Paesi.

Se Lei ha davanti una successione con elementi tra Italia e Argentina, Le conviene partire dal quadro generale. Può iniziare dalla nostra guida su come ereditare beni in Italia dall’estero, che colloca ratei, pensioni ed eredità nello stesso percorso.

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