Quando muore un pensionato INPS (Istituto Nazionale della Previdenza Sociale) con la famiglia divisa tra Italia e Argentina, la domanda arriva subito: chi ha diritto alla reversibilità, e come si chiede da un altro continente? La pensione ai superstiti è una prestazione autonoma, che non passa per l’eredità: la legge stabilisce chi la percepisce e in quale percentuale. Il superstite che vive in Argentina la chiede tramite l’ANSES, senza viaggiare; chi vive in Italia si rivolge direttamente all’INPS. In questa guida trova i beneficiari, le percentuali della legge 335/1995 e il percorso concreto della domanda.
Reversibilità e indiretta: la stessa pensione, due porte d’ingresso
La scheda INPS sulla pensione ai superstiti distingue due varianti, secondo la situazione del defunto. Si parla di pensione di reversibilità quando il defunto era già pensionato: i familiari ricevono una percentuale della pensione che egli percepiva.
Si parla invece di pensione indiretta quando il defunto non era ancora pensionato, ma risultava assicurato presso l’INPS. In questo caso la legge richiede un minimo contributivo: 15 anni di anzianità assicurativa e contributiva, oppure 5 anni, di cui almeno 3 nel quinquennio precedente la data del decesso.
Oltre questo punto di partenza, le due varianti funzionano allo stesso modo. I beneficiari coincidono, le percentuali coincidono e il percorso della domanda dall’estero è identico. Per questo, nel linguaggio comune, entrambe vengono chiamate “reversibilità”.
Chi ha diritto: l’elenco lo fissa la legge
I beneficiari sono definiti dalla legge, non dal testamento. Non conta chi è stato istituito erede: la pensione spetta ai familiari indicati dalla norma, in questo ordine.
- Il coniuge o la parte dell’unione civile, compreso il coniuge separato.
- Il coniuge divorziato, solo a condizioni precise: essere titolare dell’assegno divorzile, non essersi risposato e che il rapporto assicurativo del defunto sia iniziato prima della sentenza di divorzio.
- I figli: i minorenni; gli studenti a carico, fino a 21 anni se frequentano la scuola o la formazione professionale e fino a 26 se iscritti all’università, entro la durata legale del corso; i figli inabili al lavoro a carico del defunto, senza limiti di età.
- In mancanza di coniuge e figli, i genitori con 65 anni compiuti, a carico del defunto e privi di pensione propria.
- In mancanza di tutti i precedenti, i fratelli e le sorelle inabili al lavoro, a carico del defunto e privi di pensione propria.
Per i genitori, i fratelli e i figli maggiorenni la legge richiede inoltre la vivenza a carico: il defunto doveva provvedere in modo rilevante al loro mantenimento. È una condizione di fatto, che l’INPS valuta con criteri propri, caso per caso, sulla base della situazione reddituale e familiare.
Un’avvertenza pratica per le famiglie con figli che studiano: la condizione di studente va documentata con i certificati di iscrizione, e il diritto cessa alla conclusione o all’interruzione degli studi. Conviene tenerne conto nel preparare il fascicolo.
Quanto spetta: le percentuali della legge 335/1995
Le percentuali sulla pensione del defunto —quella percepita o quella che gli sarebbe spettata— sono fissate dalla legge 335/1995:
- coniuge solo: 60%
- coniuge e un figlio: 80%
- coniuge e due o più figli: 100%
- un figlio solo: 70%; due figli: 80%; tre o più figli: 100%
- ciascun genitore, fratello o sorella con diritto: 15%
La pensione decorre dal primo giorno del mese successivo al decesso, indipendentemente da quando viene presentata la domanda.
Due correttivi meritano attenzione prima di fare i conti. Il primo: quando il beneficiario è il solo coniuge, oppure sono i genitori o i fratelli, l’importo si riduce se i redditi propri del superstite superano determinate soglie. La tabella F della legge 335/1995 prevede una riduzione del 25% per redditi oltre 3 volte il trattamento minimo annuo INPS, del 40% oltre 4 volte e del 50% oltre 5 volte. Il trattamento minimo viene aggiornato ogni anno: la soglia puntuale va verificata al momento della domanda. La riduzione non opera quando nel nucleo ci sono figli minori, studenti o inabili.
Il secondo: il coniuge che si risposa perde la pensione. Riceve però, una tantum, un assegno pari a due annualità della propria quota, tredicesima compresa, a titolo di liquidazione finale.
I contributi argentini contano: la Convenzione del 1981
Molti emigrati hanno carriere divise: alcuni anni di lavoro in Italia, il resto in Argentina. Se i contributi italiani da soli non bastano per la pensione indiretta, interviene la Convenzione bilaterale di sicurezza sociale tra Italia e Argentina, firmata a Buenos Aires il 3 novembre 1981, ratificata con la legge 32 del 18 gennaio 1983 e in vigore dal 1° gennaio 1984. Si applica ai lavoratori e ai loro familiari e superstiti, a prescindere dalla cittadinanza.
Il meccanismo centrale è la totalizzazione: i periodi contributivi maturati nei due Paesi si sommano per perfezionare il diritto alla prestazione. Per totalizzare occorre un minimo di 52 settimane di contribuzione in uno Stato; i periodi inferiori vengono comunque considerati dall’altro, sia per il diritto sia per la misura. In concreto: se il defunto aveva 3 anni di contributi italiani e una vita lavorativa argentina, la somma può completare il requisito della pensione indiretta per la sua famiglia.
Come si presenta la domanda: dipende da dove vive il superstite
La regola della convenzione è semplice: la domanda si presenta all’istituzione del Paese di residenza del richiedente. Se la vedova o i figli vivono in Argentina —il caso tipico che seguiamo da Rosario— la domanda va all’ANSES (Administración Nacional de la Seguridad Social). Il modulo è il Mod. ARG/IT 3, bilingue italiano-castigliano, predisposto dallo stesso INPS per le prestazioni italiane dei residenti in Argentina. L’ANSES lo trasmette, con la documentazione, al polo INPS specializzato per la convenzione con l’Argentina: la Direzione provinciale di Venezia.
Il richiedente non è solo: i patronati italiani presenti in Argentina e gli uffici consolari assistono gratuitamente nella compilazione e nell’invio. Se invece il superstite risiede in Italia, presenta la domanda direttamente all’INPS, in via telematica o tramite patronato, e la convenzione serve a far valere gli eventuali periodi argentini del defunto.
Un chiarimento sui tempi. La decorrenza resta ancorata al mese successivo al decesso: se la domanda arriva più avanti, le mensilità intermedie vengono riconosciute come arretrati, entro i limiti di prescrizione. Non conviene comunque rinviare senza motivo: raccogliere atti e certificati è più semplice quando la situazione familiare è ancora ordinata.
Il fascicolo ruota attorno agli atti di stato civile: morte del titolare, matrimonio per il coniuge, nascita per i figli, più i certificati di studio per i figli studenti e la documentazione reddituale quando rileva. Un vantaggio concreto del corridoio italo-argentino: gli atti argentini non richiedono apostille per l’Italia, grazie all’accordo bilaterale del 1987 che illustriamo nella guida sugli atti di stato civile tra Italia e Argentina senza legalizzazione. Il resto della documentazione utile in una successione la trova nella guida sui documenti argentini per una successione in Italia.
Pensione ed eredità: cosa entra e cosa no
Questo passaggio merita un paragrafo a sé, perché è il punto in cui le famiglie più spesso si confondono. La pensione ai superstiti non fa parte dell’eredità. È una prestazione autonoma, attribuita dalla legge a determinati familiari. Chiederla non implica accettare l’eredità, e rinunciare all’eredità non la fa perdere.
Diversa è la sorte dei ratei maturati e non riscossi: le mensilità già maturate dal defunto prima della morte, che non ha fatto in tempo a incassare. Quelle somme sono un credito ereditario e si riscuotono in qualità di eredi. Richiederle può valere come accettazione tacita dell’eredità, con tutte le conseguenze del caso se il patrimonio ha debiti. La differenza tra i due istituti, l’ordine di pagamento dei ratei e le modalità di incasso all’estero sono trattati nella guida sulla pensione italiana del defunto: ratei e superstiti.
La regola pratica è lineare: la pensione ai superstiti può essere chiesta subito, senza compromettere nulla. Per i ratei, invece, conviene prima definire la posizione rispetto all’eredità.
Come coordiniamo il lavoro da Rosario
La pratica previdenziale in sé corre attraverso ANSES e patronati, e non richiede un avvocato. Il nostro lavoro comincia quando la pensione è un tassello di un quadro più ampio: una casa in Italia, conti bloccati, eredi divisi tra i due Paesi. In quei casi ordiniamo la sequenza —cosa si chiede subito, cosa attende la decisione sull’eredità—, prepariamo atti e procure e coordiniamo i professionisti italiani quando serve. Se Lei segue la pratica dall’Italia per la famiglia in Argentina, il nostro studio fa da ponte sul lato argentino.
Se alla pensione del defunto si affiancano beni in Italia, Le conviene guardare prima il percorso completo. Può iniziare dalla nostra guida generale su come ereditare beni in Italia dall’estero, che colloca pensioni, conti e immobili dentro la stessa mappa.