Cittadinanza

Doppia cittadinanza italo-argentina: cosa cambia davvero per eredità e fisco

La doppia cittadinanza non decide da sola la legge della successione né dove si pagano le imposte. Cosa conta davvero e quando conviene farne uso.

Possedere entrambe le cittadinanze, italiana e argentina, non cambia da solo la legge che regola la Sua successione né il Paese in cui paga le imposte. Ciò che conta, su entrambi i piani, è dove si svolge davvero la Sua vita: la residenza abituale per la successione, la residenza fiscale per i tributi. La doppia cittadinanza Le offre però uno strumento concreto di pianificazione: la facoltà di scegliere per testamento la legge italiana o quella argentina. In questo articolo distinguiamo ciò che il doppio passaporto fa, ciò che non fa e i luoghi comuni da chiarire prima di ogni decisione.

La cittadinanza non decide la legge della successione

Per le successioni con elementi transfrontalieri la regola generale è nel Regolamento (UE) 650/2012: si applica la legge dello Stato in cui il defunto aveva la residenza abituale al momento della morte. Il criterio è fattuale, non documentale. Rileva dove si trovava il centro della Sua vita, non quali passaporti conservava nel cassetto.

Il Regolamento ha inoltre applicazione universale: la legge designata si applica anche se è quella di uno Stato terzo, esterno all’Unione Europea. Un italo-argentino che vive a Roma e possiede un immobile a Rosario è, per le autorità italiane, un defunto con residenza abituale in Italia: la successione parte dalla legge italiana, nonostante la cittadinanza argentina. All’inverso, uno zio con doppia cittadinanza vissuto sempre a Rosario resta, come punto di partenza, sotto la legge argentina.

Come si individua la residenza abituale, e cosa accade nei casi dubbi, lo abbiamo spiegato nell’articolo su quale legge regola la successione secondo la residenza abituale. Qui basta fissare il principio: la cittadinanza, da sola, non determina la legge successoria.

Quando la cittadinanza conta: la professio iuris

Esiste un’eccezione importante, ed è proprio il punto in cui la doppia cittadinanza acquista valore. L’articolo 22 del Regolamento consente la professio iuris: scegliere come legge della successione quella dello Stato di cui si ha la cittadinanza. E prevede una regola pensata per casi come questo: chi possiede più cittadinanze può scegliere la legge di una qualsiasi di esse, posseduta al momento della scelta o al momento della morte.

Per l’italo-argentino si tratta di un’alternativa reale. Può lasciare che la successione segua la legge della residenza abituale, oppure fissare per testamento la legge italiana o quella argentina. La scelta deve essere espressa e contenuta in una disposizione a causa di morte; una formula ambigua come “la legge della mia cittadinanza” crea problemi quando le cittadinanze sono due. Conviene indicare con precisione la legge prescelta.

Un’avvertenza di onestà professionale: la professio iuris vincola le autorità che applicano il Regolamento, cioè quelle europee. I giudici argentini decidono secondo le proprie norme di diritto internazionale privato, soprattutto per i beni situati in Argentina. Per questo la scelta di legge si progetta insieme al testamento, non come clausola isolata. Alla validità del testamento redatto in Argentina con beni in Italia abbiamo dedicato un articolo specifico: vale in Italia un testamento fatto in Argentina?

Il versante argentino: domicilio e immobili, non passaporto

Anche il diritto argentino non guarda alla cittadinanza. L’articolo 2644 del Código Civil y Comercial stabilisce che la successione è regolata dal diritto dell’ultimo domicilio del defunto. Con un’eccezione ferma: per gli immobili situati in Argentina si applica sempre il diritto argentino, quale che fosse il domicilio del defunto e quali che fossero le sue nazionalità.

In parallelo, l’articolo 2643 attribuisce la competenza ai giudici dell’ultimo domicilio del defunto, e comunque ai giudici argentini per gli immobili situati nel Paese. La conseguenza pratica: se nell’asse c’è un appartamento a Buenos Aires o un terreno a Santa Fe, la trasmissione di quegli immobili passa per il diritto e i tribunali argentini. Il passaporto italiano non apre una scorciatoia per trattare quella parte in Italia.

Fisco: la residenza fiscale non è la cittadinanza

In materia tributaria i due Paesi usano criteri diversi, e conviene conoscerli perché su questo terreno i luoghi comuni abbondano.

L’Italia definisce la residenza fiscale all’articolo 2 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR), riformato con effetto dal 2024. È residente chi, per la maggior parte del periodo d’imposta — almeno 183 giorni, contando anche le frazioni di giorno —, ha in Italia la residenza civilistica, il domicilio inteso come sede principale delle relazioni personali e familiari, oppure la semplice presenza fisica. L’iscrizione anagrafica vale come presunzione relativa, superabile con prova contraria. La cittadinanza non compare tra i criteri. Esiste un’unica presunzione legata al passaporto: i cittadini italiani cancellati dall’anagrafe e trasferiti in Stati a fiscalità privilegiata, individuati da un decreto ministeriale, si presumono residenti in Italia salvo prova contraria. L’Argentina non rientra in quell’elenco.

L’Argentina funziona al contrario: la nazionalità è il punto di partenza. La legge sull’Impuesto a las Ganancias considera residenti le persone di nazionalità argentina, native o naturalizzate, salvo che abbiano perso quella condizione. La perdita si verifica con l’acquisto della residenza permanente in uno Stato estero o con la permanenza continuativa all’estero per dodici mesi, con regole specifiche sulle presenze temporanee. Le condizioni sono pubblicate da ARCA (Agencia de Recaudación y Control Aduanero, ex AFIP), l’amministrazione fiscale argentina.

La sintesi onesta: il riconoscimento della cittadinanza italiana non fa di Lei un contribuente italiano, e conservare quella argentina non La lega per sempre al fisco argentino. In entrambi i Paesi la domanda decisiva è dove vive e per quanto tempo, non quali documenti possiede.

Imposta di successione: conta la residenza del defunto

Per l’imposta di successione italiana il criterio è di nuovo territoriale e di residenza, non di cittadinanza. Secondo l’articolo 2 del decreto legislativo 346/1990, se il defunto era residente in Italia l’imposta colpisce tutti i beni, anche quelli situati all’estero. Se il defunto risiedeva fuori dall’Italia, l’imposta è dovuta solo sui beni esistenti in Italia: immobili, partecipazioni in società italiane, conti e titoli lì collocati.

Sul versante argentino non esiste un’imposta nazionale sulle successioni. L’unica provincia che applica un tributo proprio sulla trasmissione gratuita di beni è Buenos Aires; Santa Fe non lo prevede, come raccontiamo nell’articolo sulla successione a Santa Fe e l’imposta sull’eredità. Tra Italia e Argentina non esiste una convenzione contro la doppia imposizione in materia successoria: quella bilaterale in vigore copre redditi e patrimonio. Per i casi di sovrapposizione, la legge italiana riconosce un credito per le imposte pagate all’estero sui beni situati in quello Stato.

I luoghi comuni da chiarire

  • “Con il passaporto italiano, l’eredità segue la legge italiana.” Falso come regola generale. Si applica la legge della residenza abituale, salvo scelta espressa della legge italiana in un testamento.
  • “La cittadinanza argentina mi espone comunque al fisco di Buenos Aires.” No. Chi vive stabilmente in Italia, di norma, ha perso la residenza fiscale argentina; contano i fatti, non il passaporto.
  • “La doppia cittadinanza raddoppia l’imposta di successione.” Non c’è alcun raddoppio automatico. L’Italia tassa in base alla residenza del defunto e alla localizzazione dei beni; l’Argentina non ha un’imposta nazionale sull’eredità.
  • “Avere due cittadinanze è una situazione irregolare.” Al contrario: è espressamente prevista. La convivenza delle due nazionalità è ordinata da un accordo bilaterale del 1971, e il riconoscimento della cittadinanza italiana per discendenza non ha mai richiesto la rinuncia a quella argentina. Sulle regole attuali del riconoscimento, dopo la riforma del 2025, può leggere il nostro articolo sulla cittadinanza iure sanguinis.

A cosa serve, allora, la doppia cittadinanza

Chiariti i luoghi comuni, restano i vantaggi reali. Per chi vive in Italia con familiari o beni in Argentina, la cittadinanza argentina dei parenti semplifica atti e pratiche presso le autorità di quel Paese. Simmetricamente, la cittadinanza italiana consente ai familiari in Argentina di agire davanti al consolato: conferire una procura consolare, iscriversi all’AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero), ottenere documenti italiani senza viaggiare. In una successione tra i due Paesi, questo riduce passaggi e legalizzazioni.

E soprattutto c’è la professio iuris: la facoltà di ordinare la successione sotto la legge italiana o quella argentina, secondo la composizione della famiglia, la localizzazione dei beni e gli obiettivi. È una decisione tecnica, con effetti diversi su legittima, quote ed eredi, e merita una valutazione caso per caso con entrambe le legislazioni davanti.

Lo studio lavora esattamente su questo incrocio, da Rosario e in coordinamento con professionisti italiani. Se Lei o la Sua famiglia avete le due cittadinanze e beni nei due Paesi, il punto di partenza è una mappa chiara: residenze, patrimonio e obiettivi. Può iniziare dalla nostra pagina sulle successioni tra Italia e Argentina, che ordina l’intero percorso.

Domande frequenti

Con la doppia cittadinanza, quale legge regola la mia successione?
Di regola, la legge dello Stato in cui Lei ha la residenza abituale al momento del decesso, secondo il Regolamento (UE) 650/2012. La cittadinanza non incide su questa regola generale. Cambia solo se Lei ha scelto in modo espresso, con testamento, la legge di una delle Sue cittadinanze. Il criterio è spiegato in dettaglio in quale legge regola la successione.
Posso scegliere la legge italiana o quella argentina per la mia successione?
Sì. L'articolo 22 del Regolamento (UE) 650/2012 consente a chi possiede più cittadinanze di scegliere la legge di una qualsiasi di esse, posseduta al momento della scelta o della morte. La scelta deve essere espressa e contenuta in una disposizione a causa di morte, tipicamente un testamento. Tenga presente che i giudici argentini applicano le proprie norme per i beni e i procedimenti in Argentina.
La cittadinanza argentina mi espone al fisco argentino anche se vivo in Italia?
La legge argentina considera residenti fiscali i cittadini argentini, ma quella condizione si perde acquisendo la residenza permanente all'estero o dopo dodici mesi continuativi fuori dal Paese. Chi vive stabilmente in Italia da anni, di norma, non è più residente fiscale argentino. Ogni situazione va però verificata sui fatti concreti: date, permanenze e status migratorio.
Con due cittadinanze si paga due volte l'imposta di successione?
No, non automaticamente. L'Italia tassa in base alla residenza del defunto e alla localizzazione dei beni, non al passaporto. L'Argentina non ha un'imposta nazionale sulle successioni; solo la provincia di Buenos Aires applica un tributo proprio, mentre Santa Fe non lo prevede. Nei casi di sovrapposizione, la legge italiana riconosce un credito per le imposte pagate all'estero sui beni là situati.

Ha un caso simile?

La prima consulenza è gratuita. Mi scriva e lo vediamo insieme.

Scrivimi